DIPARTIMENTO FUTURE STUDIES AND NEW JOBS

PREMESSA
La tecnologia cambia il volto al mercato del lavoro. Lo fa talmente velocemente che i lavoratori vedranno modificare il 50-60% delle attività che svolgono oggi nel giro di 5 anni. Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo cambiamento legato alle nuove frontiere tecnologiche e l’automazione ne rappresenta una delle conseguenze principali. In molti si sono interrogati sul rischio effettivo, in termini di sostituzione del lavoro umano con le macchine. In realtà non esiste alcuna prova che il lavoro umano sparirà se non nel 5-10% dei casi e per le attività più ripetitive, ma è senza dubbio evidente un cambiamento delle abilità richieste ai lavoratori.
In Italia, però, siamo un po’ frenati ed il tutto è dovuto ad un tessuto imprenditoriale dove spiccano le Pmi in cui la carenza di investimenti in innovazione e ricerca e la scarsa specializzazione nei settori high-tech sono abbastanza evidenti.

LA QUALITÀ PRIMA DELLA QUANTITÀ
Sono ormai numerosi gli studi che hanno mostrato come a fronte dell’introduzione di nuove tecnologie nei processi produttivi è possibile creare nuovi posti di lavoro o mantenere quelli già presenti solo se i lavoratori hanno le competenze necessarie per governare e lavorare insieme a queste tecnologie.
Il caso più emblematico è quello del World Economic Forum, che in un report del 2016 prevedeva, entro il 2020, la perdita netta di 5 milioni di posti di lavoro (7 milioni distrutti contro 2 milioni creati) mentre solo due anni dopo, in un aggiornamento dello stesso report, le previsioni sono di 133 milioni di posti di lavoro creati entro il 2022 e di 75 milioni di posti distrutti. Ma tutto questo a patto che vengano messe in atto ampie azioni di formazione e riqualificazione dei lavoratori, stimate in media in 101 giorni di formazione per ogni lavoratore entro il 2022 con un picco di giorni necessari in Francia, Filippine e Singapore e il numero più basso (intorno ai 90 giorni) in Svizzera e Europa dell’Est.

“Conosciamo i lavori che perderemo, non conosciamo quelli che potranno nascere”

Questo vale sia nelle imprese manifatturiere – dove operai semplici possono governare macchine complesse se formati non solo sui principi teorici dell’informatica o della meccatronica, ma il loro funzionamento e le azioni che con esse possono svolgere – che nei servizi dove il supporto di software e sistemi informativi sarà sempre più diffuso. L’obiettivo è quello di portare i lavoratori a essere al centro della trasformazione digitale e non vittime, attraverso l’impiego in mansioni non automatizzabili, di tipo cognitivo e non routinario .

MA QUALI SARANNO I LAVORI CHE CRESCERANNO DI PIÙ NEL PROSSIMO FUTURO?
Si stima l’emergere di data analyst, specialisti di intelligenza artificiale e machine learning, ma anche specialisti di sviluppo organizzativo e professionisti di vendite e marketing. Mentre diminuiranno impiegati addetti all’inserimento di dati, operai addetti a lavori di assemblaggio in fabbrica, addetti a lavori di segreteria e al servizio clienti.

PREPARARSI AL FUTURO: CHE FARE?
Occorre innescare un processo di cambiamento profondo che parta dal ripensamento dei percorsi e delle istituzioni formative fino al mercato del lavoro, oltre che dei sistemi di welfare e di integrazione e accoglienza.
Il primo elemento a cui guardare assolutamente è quello della formazione, che deve cambiare il suo riferimento temporale tradizionale: non più attività propedeutica all’ingresso nel mercato del lavoro ma un sistema che accompagni la persona lungo tutta la carriera lavorativa, e anche oltre.
La distanza tra la formazione e la realtà del mercato del lavoro oggi non è più sostenibile, perché rischia di generare schiere di giovani in possesso di competenze inutili.
Gli esperti lo chiamano “skill mismatch”: è il disallineamento fra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute da chi cerca lavoro. È una condizione tipica di molte economie avanzate, Italia inclusa, e si traduce in uno sbilanciamento fra la domanda di professionisti specializzati da parte delle aziende tecnologiche e l’offerta che il sistema formativo, in particolare universitario, riesce a produrre.
Secondo i numeri dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, tra il 2019 e il 2021 la differenza fra domanda e offerta di laureati nel settore ICT in Italia è di 28.500 unità: significa, in altre parole, che le aziende tecnologiche non riescono a trovare e a dare un impiego a quasi 30.000 professionisti.
I dati indicano in maniera chiara la necessità di interventi mirati e urgenti. Serve aggiornare i piani di studio sulla base delle reali esigenze di un mercato in forte espansione. Ma serve anche una collaborazione stretta fra formazione e aziende.

COME
Il Dipartimento si occuperà di costruire modelli formativi che possono aiutare i giovani a costruire tutta quell’impalcatura di competenze trasversali necessarie per non essere superati dalla tecnologia. Ci dobbiamo impegnare ad innescare virtuosi processi di riqualificazione e rinnovamento professionale.
A tal fine proponiamo una forte focalizzazione della formazione su temi fondamentali ad alto impatto innovativo che possano creare un corretto connubio tra:

Innovazione – tecnologia – pensiero umano

In dettaglio si svilupperanno percorsi accreditati o on demand che possano prepararci a vivere quello che non è più un futuro ma il vero presente, attraverso una formazione verticalizzata sui seguenti topics:

  • Computer Vision and A: riconoscimento facciale – macchine a guida autonoma – machine learning – DeepFakes
  • BlockChain e sue applicazioni in ambito economico e sociale
  • Cryptovalue e Fintech
  • Innovation in Health Care
  • VR and applications in Heath Care and Cultural sectors
  • Aspetti giuridici pertinenti le Startup e i contratti anche riferiti al VC
  • Aspetti legali e giuridici pertinenti la Space Economy
  • Management innovativo ed esponenziale
  • Giornalismo digitale
  • Digital Marketing & E-commerce
  • Etica delle nuove tecnologie

Coinvolgeremo role model internazionali dei singoli settori affinché la nostra offerta formativa non sia solo un passaggio di conoscenze ma una vera e propria strategia di condivisione di competenze da utilizzare immediatamente per inserirsi nel mondo del lavoro o migliorare la propria condizione in esso.

CHI
La progettazione e sviluppo dei contenuti dell’offerta formativa afferente a questo dipartimento è delegata a LWBProject srl, azienda di consulenza strategica per l’innovazione, impegnata dal 2012 nella sperimentazione di principi, metodi, strategie e tecnologie per la crescita di persone, imprese e associazioni.
Learn Work Be sono i pilastri su cui si fonda la proposta di valore della società, orientata a realizzare esperienze e percorsi per migliorare i processi aziendali e le competenze delle persone.
LWBProject fa delle relazioni la sua forza: da sempre nei suoi percorsi e nei suoi progetti coinvolge e aggrega professioniste e professionisti di consolidata esperienza specialistica provenienti dal mondo delle aziende, credendo fortemente che sono in questa direzione è possibile trasferire efficacemente competenze ed esperienze favorendo la crescita professionale ed accrescendo la competitività delle imprese.
Il capitale umano che ruota intorno al team è caratterizzato dallo sguardo curioso sul futuro, e dalla consapevolezza che valorizzando soft e tech skills individuali, si possono formare figure altamente qualificate in grado di interpretare e co-costruire il cambiamento culturale e tecnologico in atto.
A tale fine, LWBProject srl, insieme a SAFES, mette a disposizione le tecnologie digitali, i metodi, le competenze e la rete di professionisti nei diversi settori, per costruire esperienze formative in linea con le tendenze tecnologiche e sociologiche e per promuovere un nuovo paradigma di formazione per affrontare con coraggio le sfide di domani.

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Responsabile del dipartimento

Federica Gruosso

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